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Sulla confusione sulle app contro il Covid

Un breve vademecum:

   1.   A che cosa deve servire un’app

  1. a individuare nuovi focolai  a partire da una o più persone infette
  2. a evitare che si infettino le persone che ne entrano in contatto
  3. a evitare che i focolai si estendano come fuoco di paglia – perché in questo caso si deve tornare alla  Fase I, ai lockdown generalizzati

     2.   La tecnologia o il controllo tradizionale servono SOLO se assolvono ai punti sopra

  • viceversa, le app possono addirittura essere pericolose trasmettendo un falso senso di sicurezza

Come fanno altrove e alcune soluzioni sono qui.

      3.   Come si fa il monitoraggio

Tradizionalmente:        gli epidemiologi registrano tutti i nomi e i recapiti di tutte le persone a rischio, come stanno facendo nel Massachusetts e in Germania, come ha spiegato il 16 aprile il ministro della Sanità Jens Spahn alla Cnn.

Con la tecnologia:       si può fare SE aderiscono TUTTE le persone che DEVONO aderire, perché altrimenti non serve:

  • Esempio 1: una persona che non vuole perdere il lavoro, lascia il cellulare a casa, anche se sa di  essere o di poter essere infetta
  • Esempio 2: una persona cui la app basata sul bluetooth dice di essere stata in contatto con una persona infetta, non si reca all’ospedale perché ritiene di saper prendere misure sufficienti per non infettare gli altri
  • Esempio 3: una persona cui la app basata sul bluetooth dice di essere stata in contatto con una persona infetta, non si reca all’ospedale perché essendo giovane ritiene di poter superare il Covid come quando ha l’influenza

      4.   Conclusione 

Non c’è una soluzione, manuale o tecnologica,  che mantenga la totale anonimizzazione dei dati e assolva con totale l’efficacia – quella che impone il Covid –  i 2 compiti      ->    di allertare le persone + di rintracciare chi è a rischio

Se i dati – numeri di telefono – sono anonimi, per antonomasia, le persone a rischio non possono essere rintracciate

     5.   In quasi tutti gli articoli o dibattiti mancano due passaggi fondamentali

Si può passare dalla Fase I della pandemia – misure di lockdown generalizzato – alla Fase II  ->  seguimento dei casi e dei focolai quando:

  1. i  casi e i focolai sono ridotti al punto che il contatto con la popolazione può essere capillare e granulare
  2. quando è in essere una metodologia – tecnologica o tradizionale – di controllo che abbia margini di inefficacia trascurabili
  3.  le Asl o altri hanno la capacità di rintracciare e monitorare tutti i contatti dei

 

Nota bene: ovviamente qui menziono solo la tecnologia che serve per concretamente controllare la diffusione del virus in una data popolazione. Altre tecnologie, come quelle lanciate da Apple e Google in questi giorni, o per mappare l’evoluzione della pandemia, sono molto utili, ma per approcci di ricerca generali.