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5G Obs – Il valore economico del 5G e il costo dell’alto prezzo delle frequenze, che cosa va a sviluppatori e giovani imprenditori e un rischio

Sadiq Malik, è un esperto di soluzioni tecniche e finanziarie per il settore telco indiano. Assieme a Guy Redmill, ad di Redmill Marketing Associates, consulenti di strategie nel Regno Unito, è presentatore agli eventi di Hansecom sul 5G – dopo quello online il 18 giugno, il successivo sarà di persona a Francoforte, in Germania, il 4 al 5 novembre.

“A differenza di tutte le generazioni precedenti di reti mobili, il 5G è, come sa, progettato esplicitamente per fornire servizi in parallelo, multipli e differenziati. Il problema è che per offrire queste prestazioni desiderate, la parte infrastrutturale sarà molto costosa perché ha bisogno di un’impronta di celle molto più estesa”, commenta Redmill, un esperto degli impatti sul mercato dell’innovazione tecnologica”. Il 5G Briefing vuole riunire le varie parti interessate per esplorare questa generazione di reti 5G e le sue implicazioni. “Di tutto ciò abbiamo discusso a lungo a Parigi [ultimo incontro del 5G Briefing nel 2019, ndr], dove abbiamo anche appreso sull’esperienza e i test che stanno facendo sia operatori sia fornitori”.

Un tema chiave del 5G Briefing è dall’inizio lo spettro e le conseguenti necessità del settore delle telecomunicazioni”. Questo perché il 5G sblocca nuove funzionalità wireless che possono offrire vantaggi significativi in ​​una gamma di settori tra cui l’automazione wireless, le maggiori portata e copertura. Un punto chiave per gli operatori è differenziare dal 4G: se non offriranno qualcosa di nuovo, i consumatori non ne saranno molto interessati. Il valore finanziario, tuttavia, non è qui, ma nell’ecosistema che è necessario per garantire il pieno sviluppo del mercato”.

A Parigi, è stata interessante la discussione sulle reti private che utilizzano il 5G per applicazioni molto specializzate: un oratore ha suggerito che entro un paio di anni potrebbero esserci addirittura 10.000 reti private. “I legislatori tedeschi hanno trovato la strada per permettere alle aziende di acquistare spettro e si prevede che molte lavoreranno a creare proprie applicazioni. Il 5G non permette solo nuove funzionalità, ma comporta una frammentazione dell’ecosistema che trascende la tradizionale relazione operatore/cliente”.

Altri punti importanti discussi a Parigi: la salute pubblica, le emissioni di CO2, considerando che l’it rappresenta già in media l’8% delle emissioni europee, e le norme sulla privacy che dovranno estendersi alle nuove possibilità di acquisire dati.

I vantaggi economici e socioeconomici del 5G, tuttavia, tarderanno a vedersi se lo spettro peserà sulla capacità d’investimento degli operatori.

Malik, ci aiuti a capire: dai dati sappiamo che gli operatori in 52 paesi (oltre un terzo dei mercati mondiali) stiano spendendo circa 244 miliardi di dollari l’anno per le nuove reti 3G, 4G e 5G e per l’ottimizzazione e la capacità delle reti, e questo oltre l’infrastruttura centrale (dati Gsma). Si tratta quindi di investimenti cospicui, una parte dei quali andrà allo spettro, che sappiamo essere, insieme ai dati, il nuovo petrolio. Alcuni paesi lo hanno reso disponibile a prezzi molto bassi o addirittura gratuitamente. In Italia si è ha pagato 6,5 miliardi di euro. Sarà un handicap sul 5G?

Il costo dello spettro è sempre una voce nel bilancio degli operatori. Un operatore esamina il costo totale della costruzione di una rete, che include infrastrutture, come torri, pali, fibra, nuove unità radio, software, ecc., e includono anche il costo dello spettro. In breve, se lo spettro è stato troppo esoso, ci metteranno proporzionalmente più tempo a generare profitti e, in ogni caso, il costo dello spettro alla fine lo paga il consumatore.

È come quando si acquista una proprietà alberghiera: il prezzo della camera rifletterà il costo della proprietà, come gli abbonamenti riflettono il prezzo dello spettro e il costo della rete. Se lo spettro è costato molto, gli abbonamenti saranno più costosi . Da un punto di vista finanziario, è importante capire quanto tempo ci vorrà prima che le reti 5G diventino redditizie. La mia opinione è che gli operatori non lo saranno prima di almeno 8-10 anni, perché il 5G è troppo complesso.

In alcuni paesi gli operatori l’hanno avuta facile, come in Cina o in Corea del Sud dove hanno pagato 2,27 miliardi di euro, un terzo di quanto ha fruttato all’asta lo spettro in Italia. Mi è capitato di chiedere all’operatore sudcoreano KT all’ultimo Mwc sui problemi riguardo alla disponibilità e alla regolamentazione dello spettro… e si è messo a ridere: ”Siamo a posto, abbiamo lo spettro, che altro ci può essere!”

Ecco. Entrambi i governi hanno aiutato gli operatori evitando che lo spettro fosse per loro una sfida. Solo pochi paesi sembrano essere stati illuminati sullo spettro, la Corea del Sud, i Paesi Scandinavi, la Svizzera, che lo ha offerto a un prezzo molto basso. È molto importante per gli operatori.

Mi scusi, ma c’è accordo sul fatto che lo spettro sia un patrimonio delle nazioni, come l’acqua, e che quindi gli Stati non possano concederne l’uso gratuitamente…

Sì, ma c’è un modo per recuperare il valore, per monetizzare un patrimonio nazionale. Questo è ciò che i legislatori non capiscono , anche se il loro compito è garantire la connettività, essa migliori e che migliorino le condizioni economiche del paese.

Quanto allo spettro del 5G, se lo si cede agli operatori, questi avranno più risorse per costruire le reti più rapidamente e potranno ripagarlo con i loro ricavi nel tempo. Man mano che gli operatori ricevono entrate dal 5G, vanno a pagare una tassa del 5-10 per cento sullo spettro utilizzano, l’avrebbero in concessione e lo Stato ne recupererebbe il valore dello in 10, 15, 20 anni.

Questo è un modo più sensato per garantire al proprio paese i benefici economici del 5G, come la creazione di posti di lavoro o la connettività nei territori svantaggiati o rurali, in ultima istanza un aumento del Pil. Questo è il compito dei legislatori.

Lo spettro non dovrebbe essere una fonte di finanziamento dello Stato, questo è il mio punto di vista. Dandolo in concessione e recuperando il valore con una piccola tassa nel tempo, lo Stato ricava un affitto su una risorsa. Più posti di lavoro implicano entrate fiscali più elevate, quindi il governo ci guadagna sempre.

In paesi come l’Italia gli operatori erano già indebitati e quel debito è cresciuto con il costo dello spettro…

Il problema del debito è iniziato con 3G, quando lo spettro 3G è stato fornito a prezzi irragionevoli. In Germania raccolsero ben circa 15 miliardi di euro. Con il 4G si è andato a 6 miliardi. Lo stesso in Italia. Gli operatori italiani – e non solo loro – sono indebitati quasi da sempre. E a causa della concorrenza, di altre pressioni e per non perdere quote di mercato sono costretti ad abbassare i prezzi. Così, a) sono indebitati, b) abbassano i prezzi per mantenere  la quota di mercato decrescendo la redditività media per unità, e c) oltre a tutto ciò, il governo chiede loro di pagare di più per lo spettro per il 5G. È irragionevole.

Si prevede che gli operatori europei spendano 60-120 miliardi all’anno, ma la maggior parte sono piuttosto piccoli e il consolidamento inter-paese in Europa non è permesso. Come vede la ricerca in questo contesto?

L’Unione Europea ha il Progetto UE 3GPP, in cui ha investito $ 2 miliardi. Sono risorse da utilizzare per test, sperimentazione e ricerca. La Ue sta investendo molto, per cui i piccoli operatori non sono costretti a fare tutto ciò da soli e possono avere fondi dal gruppo di ricerca del Progetto UE 3GPP. Anche le piccole aziende, mi hanno detto, e gli sviluppatori di software si stanno rivolgendo a questo fondo per finanziare le loro applicazioni, per esempio di intelligenza artificiale.

Quale sarà l’impatto di una differente disponibilità del 5G nelle diverse regioni del mondo, secondo chi arriverà tra i primi nella “corsa”?

Innanzitutto il lato positivo: per i giovani in paesi come Italia, Francia, Germania, ecc., il 5G può aprire la strada a una nuova generazione di imprenditori del software. Nessuno sa ancora quali applicazioni e contenuti saranno eseguiti sulle reti 5G. Gli operatori sanno come impostare la rete in quanto tale ma non molto delle applicazioni che vi gireranno. Ciò significa che essendo oggi la programmazione così semplice, quasi un incollare immagini per un PowerPoint, per sviluppatori, studenti e altri giovani imprenditori basterà accedere al cloud di Microsoft Azure, scaricare il kit e creare applicazioni per le reti 5G.  Questo è il lato positivo, l’opportunità di creare posti di lavoro, soprattutto per i giovani curiosi e intraprendenti.

Il lato negativo del 5G è quello che io chiamo lo speed divide. Quello che un tempo era il divario digitale è ora un divario di velocità, di banda larga, tra i paesi in via di sviluppo e i paesi avanzati. Significa, inoltre, che anche all’interno di un paese, se in un centro urbano si scarica a 300 Mbps mentre in un’area rurale a 5 mb, si stanno creando due tipi di esseri umani. Questo perché il cervello umano imita ciò che usa. Se si hai un server che va alla più alta velocità con reattività totale assoluta — è il caso del 5G — il cervello si adatta e pensa più velocemente. Usando uno strumento più sofisticato si diventa un essere umano che vi corrisponde. In altre parole, tra circa 10-15 anni, tra due bambini, uno cresciuto con 5G e uno cresciuto con 3G, il primo avrà un vantaggio, un cervello che ragiona più velocemente. È qui che vedo il pericolo, perché in un continente le persone rischiano di diventare sempre più povere e avere meno opportunità rispetto a quelle in un altro continente che sono cresciute insegnando a loro cervello ad elaborare le informazioni a velocità molto elevate. Questo è il pericolo.