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L’importanza di essere 5G: intervista al capo globale della tecnologia di Ericsson

Messaggio alle imprese: le promesse di una ultra elevata velocità e capacità per la trasmissione dati, le reti wireless 5G le stanno mantenendo. Così dicono i risultati delle sperimentazioni e dei trial in vari paesi europei, tra cui l’Italia, e soprattutto negli Usa e in Asia. La svedese Ericsson è il maggior fornitore di tecnologia per le attuali reti 4G LTE, è uno dei primi due fornitori per le future reti 5G e ha il 50% del mercato globale della tecnologia per le reti “macchina-macchina” – le diffuse reti M2M e quelle future che stanno già collegando gli oggetti nell’industria e nella vita quotidiana, note come ”internet delle cose”, IoT, o “internet di tutto”, IoE. Nessuno meglio di Erik Ekudden, il Chief Technology Officer globale di Ericsson, che ho incontrato al margine della conferenza Techonomy a New York, sa come stanno le cose.

 

Parliamo di imprese. Intere parti de molti processi industriali potranno essere spostate sulla rete 5G risparmiando alle aziende la costruzione di proprie infrastrutture it. Tuttavia, le imprese dovranno ridisegnare l’architettura di questi processi e andare avanti nella digitalizzazione se vorranno sfruttare al meglio il 5G. Come si coinvolgono le imprese nell’implementazione delle reti 5G in paesi quali l’Italia e la Spagna, dove la vasta base produttiva è fatta di pmi?

Il 5G si costruisce sulle impronte delle attuali reti 4G. Il 5G offre una maggiore capacità per il wireless a banda larga con capacità molto più elevate per video ad alta definizione, per una esperienza utente molto più ricca grazie, per esempio, a interfacce di Realtà aumentata, AR, e Realtà virtuale, VR [casi]. Questa è la parte principale del lancio del 5G nell’industria, mentre i consumatori, si prevede, arriveranno a circa 1 miliardo in cinque anni.

L’opportunità è quella di utilizzare il 5G per l’IoT e per i casi d’uso industriali più avanzati, come quelli cui stiamo lavorando in Italia [Torino, Genova, Livorno, Roma, con Tim e Fastweb]. Ciò avverrà anche tramite l’aggiornamento dell’infrastruttura esistente e, in alcuni casi, l’integrazione con nuove infrastrutture, ad esempio nei porti o nella manifattura ad alta automazione o nell’agricoltura. Per coprire queste aree si costruiranno nuove infrastrutture.

Perché le aziende dovrebbero investire ora piuttosto che attendere ed essere sicure di acquistare il software e l’hardware che saranno approvati alla fine del processo di standardizzazione? Come ragionate con loro?

Il nostro è un impegno per una migrazione dall’attuale base 4G a una completa conformità con i più aggiornati standard 5G NR [NR, New Radio, la nuova interfaccia per il tratto “aria” cellulare-stazione di base]. Già oggi i nostri prodotti istallati sul campo prevedono la compatibilità 5G, vale a dire che sono aggiornabili con software – o con hardware nel caso delle nuove bande di frequenza e quelle ad alta frequenza [per le quali occorrono nuovi tipi di antenna]. Il nostro nuovo hardware è a prova di futuro in termini di modifiche e adempimenti degli standard.

Parlando di standard: l’ultimo documento Release 15 è dell’anno scorso. Vi hanno contribuito centri di ricerca pubblici e privati (operatori e produttori di tecnologia) di tutto il mondo. A che punto siamo?

Il 5G prevede standard globali con contributi da tutto il mondo, regioni, operatori e distributori, e quindi consideriamo il 5G un progetto collaborativo. In esso abbiamo assunto un ruolo importante per portare [la standardizzazione] al completamento. Ericsson qui è un leader da tempo: negli ultimi 20 anni abbiamo contribuito in modo significativo, con oltre 50.000 contributi – più di ogni altro attore. Il documento che abbiamo approvato a fine 2017 è la prima versione delle specifiche 5G NR. Siamo molto fiduciosi che l’accelerazione che siamo riusciti a imprimere porterà sul mercato i prodotti per il 5G NR molto prima di quanto previsto.

In un processo senza arbitri…

Tutti gli standard G – 3G, 4G e ora 5G – rientrano ora nel Progetto di partnership tra le organizzazioni per la standardizzazione globale, detto 3GPP. Come in altri processi simili, in alcuni casi si devono trovare dei compromessi o voti, ma il 3GPP sta seguendo tutte le regole per l’apertura e la trasparenza.

E in confronto ai contributi cinesi e americani, come va l’Europa? Come uno dei principali attori europei del settore, se non il primo, vede l’Europa andare avanti con il ritmo giusto?

Quanto ai contributi tecnici effettivi, abbiamo riscontrato un forte apporto da tutte le regioni, inclusa l’Europa, e qui direi che il processo è abbastanza equilibrato, sia in termini di contributi, di posizioni dirigenziali e di sforzo per fare progredire le riunioni. Ericsson ha una forte esperienza di sperimentazioni nostre diventate ricerca e poi parte del processo di standardizzazione. Abbiamo guidato e stiamo guidando un lavoro al quale contribuiscono altri nello stesso modo.

C’è un punto interrogativo forse sul lato commercializzazione, sui piani per il lancio dei primi sistemi 5G. Abbiamo annunciato i prodotti 5G NR già al Mobile World Congress 2018 a Barcellona. Saremo in grado di fornire le intere soluzioni per i progetti NR, inclusi hardware e software, entro l’anno nei mercati nordamericano, asiatico ed europeo.

Come vede il progresso dei paesi sul piano normativo?

La regolamentazione, compresi lo spettro e la disponibilità di spettro e tutto ciò che ha a che fare con il potenziamento dell’infrastruttura, è qualcosa cui tutte le regioni devono ora prestare attenzione. In Nord America si sono concentrati sulla disponibilità dello spettro nelle prime fasi, come molti paesi in Asia. Penso che anche l’Europa debba adoperarsi per una disponibilità di spettro nelle prime fasi per aprire la strada alla messa in opera delle reti [5G NR] nel 2019, nel 2020 e oltre. Certo, è molto importante fare in modo che lo spettro non diventi una pre-tassa sul settore, ma sia una risorsa e un fattore abilitante sia per i consumatori sia per le imprese. Tutti i paesi devono ora pensare al 5G come a una piattaforma di rete che può aiutare loro e le loro e le loro imprese a digitalizzarsi e che necessita di un clima d’investimento e di un quadro normativo che lo sostenga.

(La 2a parte dell’intervista in un prossimo post).